<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8137656364405605139</id><updated>2009-10-27T10:58:52.159+01:00</updated><title type='text'>Socialia</title><subtitle type='html'>tecnologia socialità comunicazione</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://socialia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8137656364405605139/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://socialia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Giovanni Ottavi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18092791280164889846</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>3</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8137656364405605139.post-3794428999356117295</id><published>2007-06-13T10:49:00.000+02:00</published><updated>2007-06-13T12:24:06.236+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='social networking'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='facebook'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='successo'/><title type='text'>Successo che uccide</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://pmarca.typepad.com/files/ali_partovi_ilike_letter.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px;" src="http://pmarca.typepad.com/files/ali_partovi_ilike_letter.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ovvero: come realizzare qualcosa che tutti vogliono e (rischiare di) crollare sotto il peso delle richieste. E' quanto successo ad &lt;a href="http://www.ilike.com"&gt;iLike&lt;/a&gt;, un portale californiano dedicato alla condivisione di musica che, sfruttando la nuova versione della piattaforma di sviluppo di &lt;a href="http://www.facebook.com"&gt;Facebook&lt;/a&gt;, ha realizzato un'applicazione utilizzabile all'interno delle pagine personali di qualsiasi utente del gigante del social networking. Qualche numero, per capire di cosa parliamo: Facebook ha 24 milioni di utenti attivi (definiti come tali se presenti sul sito negli ultimi 30 giorni). Il 50% degli utenti attivi ritorna sul sito ogni giorno ed, ogni giorno, se ne iscrivono 100000 nuovi. Miliardi di page views al mese. E le previsioni parlano di 50 milioni di utenti, per fine 2007.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Numeri da vertigine. Numeri che hanno investito iLike come uno tsunami. Il meccanismo di diffusione di nuove funzionalità all'interno di Facebook, infatti, è altamente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;virale&lt;/span&gt;: ogni utente viene immediatamente messo a conoscenza delle applicazioni che i suoi amici iniziano ad usare e questo innesca un meccanismo di diffusione travolgente, se la novità piace ed ha successo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante le prime 20 ore iLike ha registrato 50000 nuovi utenti, con una progressione impressionante: 10000 nelle prime 12 ore, ancora 10000 nelle successive 3 ore e infine 30000 nelle successive 5 ore.  I due server iniziali, cu cui risiedeva l'applicazione, sono entrati rapidamente in crisi. Sono stati raddoppiati. E raddoppiati. E ancora raddoppiati, finchè non ce ne sono stati più a disposizione. Un disperato appello della società di San Francisco ha allora raggiunto praticamente tutte le società in attività su Internet nella Bay Area. Il testo è nella foto qui a sinistra. Ieri, a circa due settimane dallo startup, iLike ha annunciato di aver sorpassato i 3 milioni di utenti registrati per l'utilizzo della loro applicazione tramite Facebook e che il totale cresce, ad un ritmo di 300000 utenti al giorno. Non dicono quanti server stiano usando, ormai, ma probabilmente viaggiano sul migliaio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, una storia che invita a fare qualche riflessione. In primo luogo su quanto siano ancora territorio inesplorato le dinamiche di comunicazione del web user generated che, poggiando su meccanismi di interconnessione&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;multilivello e di diffusione &lt;span style="font-style: italic;"&gt;attiva &lt;/span&gt;delle informazioni, possono creare un effetto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sciame&lt;/span&gt; dallo sviluppo e dal comportamento davvero imprevedibili, come ormai sa bene iLike. Poi c'è una considerazione sulle risorse necessarie per sopravvivere ad un tale, eventuale, successo. Non so quanto costino 100,  500 o 1000 server, le infrastrutture di rete, di immagazzinamento, di controllo, di bilanciamento e la gente per gestire il tutto, ma ho la sensazione che non siano alla portata di chiunque. Certe idee bisogna potersele permettere, anche sul web.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8137656364405605139-3794428999356117295?l=socialia.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8137656364405605139/posts/default/3794428999356117295'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8137656364405605139/posts/default/3794428999356117295'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://socialia.blogspot.com/2007/06/successo-che-uccide.html' title='Successo che uccide'/><author><name>Giovanni Ottavi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18092791280164889846</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='06843183479834806842'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8137656364405605139.post-7823098811140818841</id><published>2007-06-12T19:42:00.000+02:00</published><updated>2007-06-12T20:10:04.886+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='web2.0'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='widsets'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='iphone'/><title type='text'>iPhone gadgets</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://uk.gizmodo.com/iphone%20front%20x%202.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 212px; height: 212px;" src="http://uk.gizmodo.com/iphone%20front%20x%202.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.apple.com/pr/library/2007/06/11iphone.html"&gt;Apple&lt;/a&gt; ci fa sapere che il suo nuovo dispositivo ibrido di comunicazione ed intrattenimento meglio noto come &lt;a href="http://www.apple.com/iphone/"&gt;iPhone&lt;/a&gt;, in uscita sul mercato americano a fine Giugno, supporterà applicazioni realizzate secondo un non meglio specificato "standard" web 2.0.&lt;br /&gt;Un po' vago, detto così. Se significa che l'iPhone sarà in grado di far "girare", magari con l'ausilio di Java, degli oggetti realizzati usando combinazioni di Ajax e XHTML allora ci ha già pensato Nokia, che supporta da tempo, su telefoni come l'&lt;a href="http://europe.nokia.com/A4142101"&gt;E61&lt;/a&gt; ad esempio, la piattaforma &lt;a href="https://www.widsets.com/index"&gt;Widsets&lt;/a&gt;. Ne sapremo di più molto presto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8137656364405605139-7823098811140818841?l=socialia.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8137656364405605139/posts/default/7823098811140818841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8137656364405605139/posts/default/7823098811140818841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://socialia.blogspot.com/2007/06/iphone.html' title='iPhone gadgets'/><author><name>Giovanni Ottavi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18092791280164889846</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='06843183479834806842'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8137656364405605139.post-1788422636718525675</id><published>2007-06-12T18:58:00.000+02:00</published><updated>2007-06-12T21:08:41.761+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='arca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='viaggio interstellare'/><title type='text'>To boldly go</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://strangepaths.com/wp-content/uploads/2007/01/the-wild-swans.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px;" src="http://strangepaths.com/wp-content/uploads/2007/01/the-wild-swans.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Andare a passeggio per le stelle non è materia da fantascienza.&lt;br /&gt;Non solo, almeno.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://strangepaths.com/arca-interstellare/2007/02/15/it/"&gt;Strangepaths&lt;/a&gt; prende il tema sul serio e ci mostra l'unica via attualmente percorribile: un'arca interstellare lunga 10 Km e larga 5 per un viaggio multigenerazionale.&lt;br /&gt;Chi parte è così solo un lontano progenitore di chi arriva. Per un viaggio che porti l'uomo su Epsilon Eridani, distante 10.5 anni luce, infatti, servono 734 anni.&lt;br /&gt;Come partire ai tempi di Tommaso D'Aquino ed arrivare oggi. Quale organizzazione sociale umana ha dimostrato di poter rimanere stabile tanto a lungo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8137656364405605139-1788422636718525675?l=socialia.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8137656364405605139/posts/default/1788422636718525675'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8137656364405605139/posts/default/1788422636718525675'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://socialia.blogspot.com/2007/06/to-boldly-go.html' title='To boldly go'/><author><name>Giovanni Ottavi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18092791280164889846</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='06843183479834806842'/></author></entry></feed>