Successo che uccide
Ovvero: come realizzare qualcosa che tutti vogliono e (rischiare di) crollare sotto il peso delle richieste. E' quanto successo ad iLike, un portale californiano dedicato alla condivisione di musica che, sfruttando la nuova versione della piattaforma di sviluppo di Facebook, ha realizzato un'applicazione utilizzabile all'interno delle pagine personali di qualsiasi utente del gigante del social networking. Qualche numero, per capire di cosa parliamo: Facebook ha 24 milioni di utenti attivi (definiti come tali se presenti sul sito negli ultimi 30 giorni). Il 50% degli utenti attivi ritorna sul sito ogni giorno ed, ogni giorno, se ne iscrivono 100000 nuovi. Miliardi di page views al mese. E le previsioni parlano di 50 milioni di utenti, per fine 2007.
Numeri da vertigine. Numeri che hanno investito iLike come uno tsunami. Il meccanismo di diffusione di nuove funzionalità all'interno di Facebook, infatti, è altamente virale: ogni utente viene immediatamente messo a conoscenza delle applicazioni che i suoi amici iniziano ad usare e questo innesca un meccanismo di diffusione travolgente, se la novità piace ed ha successo.
Durante le prime 20 ore iLike ha registrato 50000 nuovi utenti, con una progressione impressionante: 10000 nelle prime 12 ore, ancora 10000 nelle successive 3 ore e infine 30000 nelle successive 5 ore. I due server iniziali, cu cui risiedeva l'applicazione, sono entrati rapidamente in crisi. Sono stati raddoppiati. E raddoppiati. E ancora raddoppiati, finchè non ce ne sono stati più a disposizione. Un disperato appello della società di San Francisco ha allora raggiunto praticamente tutte le società in attività su Internet nella Bay Area. Il testo è nella foto qui a sinistra. Ieri, a circa due settimane dallo startup, iLike ha annunciato di aver sorpassato i 3 milioni di utenti registrati per l'utilizzo della loro applicazione tramite Facebook e che il totale cresce, ad un ritmo di 300000 utenti al giorno. Non dicono quanti server stiano usando, ormai, ma probabilmente viaggiano sul migliaio.
Insomma, una storia che invita a fare qualche riflessione. In primo luogo su quanto siano ancora territorio inesplorato le dinamiche di comunicazione del web user generated che, poggiando su meccanismi di interconnessione multilivello e di diffusione attiva delle informazioni, possono creare un effetto sciame dallo sviluppo e dal comportamento davvero imprevedibili, come ormai sa bene iLike. Poi c'è una considerazione sulle risorse necessarie per sopravvivere ad un tale, eventuale, successo. Non so quanto costino 100, 500 o 1000 server, le infrastrutture di rete, di immagazzinamento, di controllo, di bilanciamento e la gente per gestire il tutto, ma ho la sensazione che non siano alla portata di chiunque. Certe idee bisogna potersele permettere, anche sul web.